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I rifugi per le donne maltrattate minacciati dal ministro della Giustiza

Agence France Presse, 19 giugno 2012,  RAWA NEWS

Gli attivisti per i diritti umani chiedono le dimissioni del ministro della Giustizia afgano

Lo scorso lunedì 18 giugno 2012 numerosi attivisti per i diritti umani in Afghanistan hanno chiesto le dimissioni del ministro della Giustizia afgano, dopo che questi aveva detto che i rifugi per le donne maltrattate, in questo paese devastato dalla guerra, sono luogo di “immoralità e prostituzione”.
Nel corso della conferenza organizzata dal Comitato per gli affari femminili presso la Camera Alta del parlamento domenica, il ministro della Giustizia Habibullah Ghaleb aveva infatti affermato che i gruppi di difesa dei diritti della donne finanziati dall’estero spingono le giovani afgane a disobbedire ai loro genitori: “Nella maggior parte dei casi, questi gruppi influenzano le ragazze, dicendo loro che possono non ascoltare il loro padre se questi dice qualcosa di insensato, di non ascoltare la madre se ordina qualcosa di male, e che ci sono rifugi sicuri dove possono andare a vivere”. E il ministro ha aggiunto: “Ma quali rifugi? Quanta immoralità e prostituzione ci sono in quei posti?”.
Da quando è caduto il regime talebano, discreti progressi sono stati fatti per la condizione femminile in Afghanistan; e tuttavia molti temono che quei progressi saranno fortemente minacciati quando le truppe Nato lasceranno il paese e Kabul cercherà di negoziare la pace con le forze islamiste.
I dodici rifugi per donne maltrattate attualmente aperti in Afghanistan ospitano circa 250 donne, la maggior parte vittime di violenza domestica, secondo quando registrato dal ministero degli Affari Femminili. Per lo più, i rifugi sono gestiti da organizzazioni non governative afgane e finanziati da donatori internazionali.
L’attivista per i diritti della donne Wazhman Frogh ha accusato Ghaleb di avanzare sospetti infondati e ha chiesto al presidente Hamid Karzai di deporlo dal suo incarico: “Chiediamo ufficialmente al presidente di licenziare il ministro per le sue esternazioni”.
Anche la Rete delle Donne Afgane (Afghan Women’s Network), il più importante movimento per i diritti della donne in Afghanistan, si è unito nella richiesta di scuse ufficiali e chiede che i funzionari responsabili di simili affermazioni siano rimossi dai loro incarichi.
La parlamentare del ministero per gli Affari Femminili  Syeda Muzhgan Mustafahi chiarisce che i rifugi vengono ispezionati ogni settimana e che “non c’è alcun segnale che possa avvalorare le affermazioni del ministro”.
Anche la deputata Syed Yousuf Aleem, che lavora per il ministero della Giustizia, ha preso le distanze da quanto asserito dal ministro Ghaleb, dicendo: “Non c’è alcuna denuncia ufficiale né alcuna prova che i rifugi siano usati per attività immorali.”
Durante il regime talebano, dal 1996 fino alla invasione USA del 2001, alle ragazze era vietato andare a scuola, le donne che non indossavano il burqa per strada potevano venire frustate e le donne accusate di adulterio erano lapidate in pubblico.
Negli ultimi 10 anni, il numero di ragazze che ha potuto accedere al sistema scolastico è aumentato grandemente e sono migliorate le opportunità di lavoro per le donne; ma per il futuro ci sono preoccupanti segnali negativi.
Nel marzo scorso, Karzai ha approvato un editto del Consiglio degli Ulema, la massima autorità islamica del paese, che afferma che le donne valgono meno degli uomini e devono evitare quasiasi contatto con gli uomini nella vita pubblica.

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