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LA GUERRA E L’OCCUPAZIONE SONO L’UNICA TUTELA DEI DIRITTI DELLE DONNE IN AFGHANISTAN?

Se dovessimo credere a tutto ciò che è stato detto alla conferenza di Bonn sull’Afghanistan, le forze d’occupazione costituirebbero quella sottile linea che protegge le donne afghane da abusi e violenze molto peggiori…

Di Lindsey GermanStop the War Coalition – 6 Dicembre 2011

malalai joya bonn 400 300x190Malalai Joya alla manifestazione contro la guerra tenutasi a Bonn.

È decisamente incredibile verificare quanto l’occupazione militare in Afghanistan si basi su argomenti legati alla liberazione delle donne per giustificare la sua continuazione.

Se dovessimo credere a tutto ciò che è stato detto alla conferenza sull’Afghanistan tenutasi a Bonn lo scorso 5 dicembre, le forze d’occupazione costituirebbero quella sottile linea che protegge le donne afghane da abusi e violenze molto peggiori.

L’uccisione di migliaia di innocenti viene giustificata in nome dei diritti delle donne.

Laura Bush e Cherie Blair hanno sostenuto i relativi mariti in questa propaganda di guerra.

Nell’ultima decade, da quando è iniziata la guerra, il denaro speso in Afghanistan per l’occupazione è dieci volte superiore a quello utilizzato per la ricostruzione. Inoltre, la maggior parte di questa ricostruzione è strettamente legata a obiettivi miliari.

Di conseguenza, in questi dieci anni la condizione femminile è rimasta fondamentalmente inalterata e i miliardi spesi per la guerra non sono mai stati incanalati in progetti sociali che potessero migliorare la vita delle donne. Inoltre, attualmente molte donne temono che le trattative segrete con i Talebani possano indebolire ulteriormente la loro posizione. Temono anche che i tagli applicati agli aiuti internazionali possano danneggiare quei progetti legati all’educazione femminile.

Il problema fondamentale risiede nel fatto che è impossibile affrontare le disuguaglianze strutturali che le donne subiscono in Afghanistan promuovendo la guerra e l’occupazione come loro unica tutela. Nella realtà, questa giustificazione non cambia assolutamente le strutture dell’oppressione, lasciando le donne in una posizione estremamente vulnerabile.

 

Durante la conferenza di Bonn, Hillary Clinton si è ampiamente prodigata nell’esaltare la necessità di proteggere le donne. Si tratta della stessa segretaria di stato responsabile dei bombardamenti sulla popolazione civile afghana e degli attacchi aerei che hanno ucciso tanta gente in Pakistan. Le truppe statunitensi si sono ritirate dall’Iraq dopo quasi dieci anni, lasciandosi alle spalle un milione di morti e quattro milioni di rifugiati – fra cui moltissime donne.

La Clinton è sostenuta da una serie di organizzazioni che promuovono la continuazione dell’occupazione per proteggere le donne. Il blog “Sulla Povertà” (Poverty Matters) – sostenuto dalla Fondazione di Bill e Melinda Gates – è preoccupato per la mancanza di fondi destinati alle donne e per la mancanza di un loro reale coinvolgimento nelle decisioni che si prenderanno all’interno dei futuri negoziati di pace. Le Sciarpe Verdi (Green Scarves) – movimento di solidarietà con le donne afghane – richiede a gran voce che le trattative di pace coinvolgano le donne afghane. In un video che mostra un viaggio in Afghanistan organizzato da Oxfam, il giornalista Nick Danzinger afferma: “Nessuna delle donne con cui ho parlato era d’accordo che le forze occidentali lasciassero il Paese”.

Ciò può anche essere vero, ma queste donne non rappresentano necessariamente la parte femminile afghana. Una donna che è in forte disaccordo con tutto ciò e vuole che le truppe lascino l’Afghanistan è Malalai Joya, ex membro del parlamento, che si trovava a Bonn a dimostrare fuori dalla sede della conferenza. Joya afferma che le truppe della Nato non se ne andranno entro il 2014 e che il governo Afghano vuole che queste rimangano anche dopo, come lo vogliono anche alcune ONG apparentemente preoccupate per la situazione delle donne.

Secondo Joya, finché le truppe rimarranno, non sarà possibile ottenere una vera democrazia in Afghanistan. L’occupazione militare sostiene un governo corrotto e impopolare, collabora con i signori della guerra che sono fra i peggiori oppressori dell’Afghanistan, e non fa nulla per creare un’atmosfera che permetta il sorgere di un vero cambiamento democratico.

Un paese in guerra rende la società ancora più pericolosa, in cui è difficile per le donne sfuggire ai peggiori aspetti di una cultura ristretta e conservatrice.

Joya ha dichiarato che l’educazione è la chiave per rafforzare l’emancipazione. In Afghanistan, l’educazione delle donne è costantemente minacciata dai tagli ai fondi destinati agli aiuti, poiché la priorità viene costantemente data ai finanziamenti legati alla guerra.

La storia dell’Afghanistan, un paese fra i più poveri al mondo, una società che enfatizza il controllo di mariti e padri, sono aspetti che le donne afghane devono combattere. Tuttavia, la guerra e l’occupazione non aiutano certo questo processo. La dipartita delle truppe non risolverà i problemi della società afghana o i problemi delle donne, ma libererà il paese dall’imperialismo e permetterà agli Afghani che desiderano un vero cambiamento democratico di combattere senza essere oppressi dall’occupazione.

Prolungare la guerra in nome della liberazione porterà il risultato esattamente opposto.

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