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Afghanistan, colpo di spugna sui brogli elettorali

Enrico Piovesana – Peacereporter

Il presidente Karzai blocca la rimozione per frode di un quarto dei parlamentari eletti un ano fa. Una nuova vittoria della realpolitik occidentale

La mossa con cui il presidente Hamid Karzai mercoledì ha salvato l’Afghanistan da un pericoloso collasso istituzionale – fino e pochi giorni fa si parlava addirittura della proclamazione dello stato d’emergenza – è così geniale e machiavellica che viene da pensare gli sia stata suggerita da qualche consigliere occidentale italiano. Ma soprattutto è l’ennesima prova di quanto la ‘democrazia’ afgana sia caricaturale e farsesca.
Ricapitoliamo. Quasi un anno fa, il 18 settembre 2010, si tengono le elezioni parlamentari per l’assegnazione dei 249 della Wolesi Jirga. Vota solo un afgano su quattro. Emergono fin da subito brogli massicci e sistematici, soprattutto a carico dei candidati filo-Karzai. La commissione elettorale governativa è costretta ad annullare subito un quarto dei voti e a squalificare 21 parlamentari eletti, ma le denunce di frodi continuano a fioccare.
Per evitare ulteriori quanto scontati guai, Karzai decide di sollevare la commissione elettorale dal suo incarico, istituendo un tribunale speciale con il compito di continuare le indagini elettorali. La corte speciale, di dubbia costituzionalità, lavora in silenzio per mesi e mesi, fino alla fine di giugno, quando annuncia un verdetto ancor più pesante di quello della commissione, criticandone duramente il lavoro: i parlamentari fraudolenti da mandare a casa sono addirittura 62, un quarto del totale.
Nella lista nera ci sono tanti filo-Karzai, ma anche tanti uomini della cosiddetta ‘opposizione’ formata dai partiti islamici etnici dell’ex Alleanza del Nord. L’ascia del sorprendente giudice Sediqullah Haqiq, presidente del tribunale speciale, non risparmia nessuno. I parlamentari sotto accusa minacciano rivolte armate e Karzai, nel disperato tentativo di riprendere in mano le redini della situazione, valuta l’ipotesi di proclamare lo stato d’emergenza.
E’ a questo punto che qualche mente diabolica ha suggerito al presidente afgano una soluzione semplice quanto perfetta: emettere un decreto in cui si dichiara concluso il lavoro del tribunale speciale e si rimette la sceltadefinitiva nuovamente in mano alla commissione elettorale governativa, la quale può, ma non deve, tenere in conto il verdetto del tribunale. La decisione della commissione, attesa a giorni, è scontata: i parlamentari squalificati per brogli non saranno più di 17. Fine della questione.
La mossa di Karzai è stata salutata con gioia da tutti i criminali di guerra, i mafiosi e i narcotrafficanti che ora non devono più temere di perdere la propria poltrona in parlamento, ottenuta a caro prezzo. E ha fatto tirare un gran sospiro di sollievo alle cancellerie occidentali, da mesi in ansia per la stabilità istituzionale del regime-fantoccio di Kabul. Almeno fino al 2014, data delle prossime elezioni presidenziali.

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