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Afghanistan «Troppe bambine fra gli alunni» Istituto nel mirino dei conservatori

Avvenire, 6 Ottobre 2011 – Laura Silvia Battaglia

Perché insegnate musica? Perché spendete così tanti soldi per questi bambini?». Le domande a raffica, per il personale di Afceco, Ong che opera da più di cinque anni in favore degli orfani della capitale afghana, non le porgeva il solito ribelle o un taleban dell’ultima ora.
Il 20 settembre, il Learning Center di Afceco a Kabul – solo uno dei dieci edifici per orfani che l’associazione possiede in tutto il Paese – è stato oggetto di un «controllo » governativo. Andeisha Farid – presidente e ideatrice di Afceco, giovane donna afgana della provincia di Farah, più volte minacciata di morte dai taliban per la sua attività in favore dell’istruzione delle bambine – contesta soprattutto i metodi utilizzati dai rappresentanti delle istituzioni ufficiali e li definisce «ostili e inspiegabili, considerato soprattutto che non è la prima volta che accade tutto questo».

Andeisha è diventata un modello per chi si occupa di cooperazione a livello globale: è una delle 10mila donne imprenditrici mondiali premiate dalla Fondazione Vital Voices. E, soprattutto, non ha paura. «L’irruzione nel centro Afceco – denuncia Andeisha Farid – è stata operata da numerosi membri del Parlamento afghano che sono entrati nell’edificio insieme a parecchie guardie armate. Questi intrusi sono arrivati senza preavviso, minacciando, accusando e brandendo fucili. Il livello di intimidazione che abbiamo subito è stato paragonabile a quello usato per un’operazione d’arresto contro membri di al-Qaeda nel cuore della notte: il trattamento che ci hanno riservato è stato solo un po’ meno violento».

 

In questo centro, come negli altri 10 orfanotrofi, Afceco fornisce un’assistenza di qualità e soprattutto l’istruzione a centinaia di bambini provenienti anche dal Pakistan, in nome della convivenza pacifica tra etnie. Andeisha Farid fa nomi e cognomi, senza paura: «L’irruzione è stata richiesta dalla parlamentare Razia Sadat Mangal. Lei e altri due suoi colleghi conservatori, Najia Orgonwal e Kamal Nasir Osuli, sono i nostri avversari più feroci».
I politici sostengono che l’edificio di Afceco sia «un postribolo dove gli occidentali vanno a chiedere favori, un luogo che incoraggia le attività dei missionari che vorrebbero convertire i bambini al cristianesimo e una struttura dove sono stati avvistati troppi occidentali », tra cui insegnanti, giornalisti e personale Usaid, che lavorerebbero come «emissari delle ambasciate occidentali».

La sede è stata anche perquisita, come se il personale militare avesse un mandato di arresto: ma, alla fine, ha trovato solo testi scolastici computer, strumenti musicali, lavagne. «Qui non c’è nulla da nascondere», aveva detto tempo fa alla Mangal la stessa Farid e anche il personale dell’associazione, quando la parlamentare aveva tentato di fare irruzione da sola nell’edificio con la sua guardia del corpo, qualche giorno fa. Fatto sta che l’azione del 20 settembre scorso si è spinta anche alla “visita” a un orfanotrofio a Mahan. «Nulla di più sbagliato – dice la Farid – fare irruzione armati e gridare in un istituto dove i bambini tentano di dimenticare la guerra». Nulla di più sbagliato per rappresentanti istituzionali, assimilare i metodi taleban «al punto da diventare un modello di comportamento per il governo afghano». E, se a una bambina sarà ancora impedito suonare il pianoforte e a un’insegnante di fare lezione, a maggior ragione per ordine di un governo che si dice progressista e filo-occidentale, «per il mio Paese – riflette la Farid – non ci sarà molto da sperare».

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