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Stop mercenari. Al via il piano Karzai

Peacereporter  4 ottobre 2010

È iniziata l’esecuzione del provvedimento che porterà tutti i contractors via dall’Afghanistan entro il 2011. E intanto la Blackwater riesce ad assicurarsi una parte dei 10 miliardi di dollari del contratto fra il Dipartimento di Stato Usa e le aziende private.
“Via dall’Afghanistan”. Il presidente della Repubblica Islamica, Hamid Karzai, è passato dalle parole ai fatti e ha disposto la messa al bando per otto compagnie private di sicurezza. Fra di esse, manco a dirlo, c’è la Xe Service, ex Blackwater, tristemente nota per i fatti del 16 settembre del 2007 quando i contractor dell’azienda privata di Moyock, North Carolina, uccisero deliberatamente 17 civili iracheni nella piazza Nisour di Baghdad.

La guerra privata di Karzai contro le società di sicurezza private è iniziata il 16 agosto scorso, dopo che il presidente ha annunciato il provvedimento per sciogliere, con decorrenza dal 1 gennaio del 2001, tutti i contractors operanti all’interno dei confini afgani. “Ladri di giorno, terroristi di notte” li aveva definiti in quell’occasione Karzai che aveva aggiunto: “Non solo provocano tanto disagio al popolo afgano, ma sono in realtà in contatto con gruppi di stampo mafioso e, forse, anche dietro il finanziamento di militanti, ribelli e terroristi”.

Oggi, a meno di due mesi da quel proclama, il numero uno del governo di Kabul è tornato sulla questione e, per mezzo del suo portavoce Waheed Omar, ha fatto sapere che è iniziata ufficialmente l’operazione anti-mercenari. “Abbiamo notizie molto buone per il popolo afgano oggi – ha chiosato Omar davanti ai giornalisti – Lo scioglimento di otto società di sicurezza privata è iniziata”.Oltre la Xe Service, il provvedimento colpisce le statunitensi NCL Holdings e Four Horsemen International, l’inglese Compass International, le afgane White Eagle Security Services e Abdul Khaliq Achakza. Delle due rimanenti compagnie, con meno di 100 agenti in servizio, non è stato reso noto il nome.

 

In piena fase d’esecuzione, prevista per l’1 gennaio prossimo, la misura dovrebbe portare al completo divieto di lavoro per le 52 compagnie armate, registrate presso il ministero della Difesa, che in Afghanistan sono presenti con circa 26 mila uomini. Dei loro servizi attualmente si servono oltre gli Stati Uniti e la Nato, anche le Nazioni Unite, le organizzazioni non governative, il Dipartimento di Stato Usa e le istituzioni afgane. La stessa scorta di Karzai sarebbe composta proprio da agenti della ex Blackwater. Non sarebbe un segreto, infatti, che nonostante i proclami pubblici il presidente abbia deciso di sposare questa causa solo dopo numerose pressioni del suo ufficio di gabinetto e della maggior parte dell’opinione pubblica.

Sul fronte dei contrari al blocco delle milizie mercenarie nel Paese asiatico ci sono gli Stati Uniti che si oppongono all’operazione per due motivi precisi. Il primo è quello legato alla sicurezza: “Washington ritiene che le unità di polizia del governo afgano non siano ancora pronte ad assumere la responsabilità della sicurezza del paese” ha sostenuto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Philip Crowley. Una visione diametralmente opposta a quella di Karzai, secondo il quale non si può permettere che esista un sistema di sicurezza parallelo a quello costituito dalla Polizia Nazionale Afgana e dall’Esercito Nazionale Afgano.

Una seconda, e più taciuta ragione, spingerebbe l’establishment di Washington a non appoggiare la legge Karzai: la metà delle 52 compagnie impiegate in Afghanistan è di nazionalità statunitense ed esiste un contratto da diversi miliardi di dollari che, secondo quanto rivelato dalla rivista Wired, sarebbe stato rinnovato poche ore fa. Ciò nonostante le promesse elettorali che l’attuale Segretario di Stato, ed ex candidata presidente, Hillary Clinton, fece nel 2008 quando scongiurò la possibilità di futuri accordi tra la Casa Bianca e i contractors privati. Oggi la notizia che quel contratto c’è, che l’impegno di Clinton è venuto meno e che, pare impossibile, l’accordo farà contenta anche la Blackwater. La società macchiatasi di vari crimini, tra cui omicidio di civili e furto d’armi, è riuscita attraverso la join venture di una delle sue affiliate, la US Training, con la Kaseman, ad aggiudicarsi una fetta della torta da 10 miliardi di dollari in cinque anni riservati dal Dipartimento di Stato alle aziende dei mercenari.

In molti leggono nel colpo di spugna di Karzai un desiderio di indipendenza dagli alleati occidentali. Il presidente ne sarebbe così convinto da aver sacrificato anche la NLC Holdings, compagnia diretta da Hamed Wardak, figlio del suo ministro della Difesa Abdul Rahim Wardak. L’intreccio tra l’élite politica nazionale e le imprese private di difesa è così fitta che lo stesso presidente potrebbe essere costretto a eliminare un pesante conflitto d’interessi. La Watan Risk Management, agenzia privata con sedi in tutto il Paese, sarebbe stata fondata, e tuttora guidata, da due cugini di Karzai. Tuttavia, il decreto presidenziale salverà chi, fra gli agenti armati, è impiegato nell’addestramento delle forze afgane e nella protezione delle ambasciate e delle sedi delle organizzazioni internazionali.

L’uomo forte di Kabul, da agosto a ora, si è dimostrato fermo sulle proprie decisioni e non disponibile a una moratoria sull’attuazione della misura di scioglimento dei contractors. Per scoprire se ciò rappresenti un nuovo bluff piuttosto che un’orgogliosa presa di posizione contro le milizie mercenarie, bisognerà aspettare ancora qualche mese.

Antonio Marafioti

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