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Media scorretti sull’oppio afgano

Peacereporter – 4 ottobre 2010

L’ultimo rapporto Onu mostra che la coltivazioni del papavero rimane stabile dopo anni di calo. Ma l’informazione mainstream sorvola su questo, parlando solo della ‘buona notizia’ dei raccolti rovinati da un parassita
Il modo in cui giornali e telegiornali hanno riferito nei giorni scorsi i risultati dell’annuale rapporto dell’Onu sulla produzione di oppio in Afghanistan è un classico esempio di manipolazione e distorsione dell’informazione.

Tutti, senza eccezioni, hanno messo in risalto la ‘buona notizia’ riferita al fatto che il raccolto di quest’anno si è dimezzato rispetto al 2009 (da 6.900 a 3.600 tonnellate) ‘grazie’ a una malattia dei papaveri che ha colpito le province meridionali di Helmand e Kandahar, quindi per imprevedibili cause naturali.

Nessuno, invece, ha dato la vera notizia, tutt’altro che buona: ovvero che l’estensione delle piantagioni di papavero da oppio, che dal 2007 era progressivamente diminuita, quest’anno è invece rimasta stabile (23,000 ettari).

 

Il che significa che, se non ci fosse stato il provvidenziale parassita dei papaveri, il raccolto sarebbe stato uguale a quello dell’anno scorso. Se non superiore visto che, rispetto al 2009, il numero dei coltivatori è leggermente aumentato.

Lo stesso sommario introduttivo del rapporto Onu, d’altronde, si apre affermando che la coltivazione di oppio ”non è cambiata” rispetto al 2009, ritenendo quindi questa l’informazione più importante da dare.

Solo l’agenzia di stampa Associated Press ha portato correttamente la notizia, titolando ”Onu: stabile la produzione afgana di oppio nonostante gli sforzi”, parlando solo alla ventiquattresima riga dei raccolti distrutti dai parassiti. Ma i grandi giornali e telegiornali hanno scelto di dare un altro taglio alla notizia.

I mass media hanno inoltre sottolineato come la produzione di oppio coincida con le regioni sotto controllo dei talebani. In realtà quest’anno le coltivazioni sono diminuite in alcune province ‘talebane’ come Zabul (-58 %), Badghis (-45 %), Uruzgan (-20 %), Helmand (-7 %) e Kunar (-6 %), mentre sono aumentate in regioni controllate dal governo e dalle forze alleate come Nangarhar (+145 %), Badakshan (+97 %) Laghman (+73 %).

Notevole l’aumento delle piantagioni anche nella provincia di Kandahar (+30 % rispetto al 2009), centro del ‘surge’ militare Usa e feudo del noto narcotrafficante Ahmed Wali Karzai, fratello minore del presidente afgano e uomo chiave della Cia nella regione.

Enrico Piovesana

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