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La guerra nota

Peacereporter

L’Espresso ‘rivela’, sulla base di nuovi documenti di Wikileaks, una realtà nota da anni: la ‘missione di pace’ italiana in Afghanistan è in realtà una vera e propria guerra. Una verità che PeaceReporter denuncia da oltre quattro anni
Il servizio esclusivo sulle operazioni di guerra italiane in Afghanistan pubblicato dal settimanale L’Espresso si intitola ‘Ecco la verità – La guerra segreta’. Un segreto di Pulcinella.
A parte alcuni dettagli sulle armi usate e i colpi sparati, infatti, le informazioni riportate nel lungo articolo, scritto sulla base di nuovi documenti di Wikileaks, non fanno che confermare una realtà nota da anni: la ‘missione di pace’ italiana in Afghanistan è in realtà una vera e propria guerra, con tanto di vittime tra la popolazione civile. Una verità che PeaceReporter denuncia da oltre quattro anni.

Settembre 2006 – I soldati italiani sono impiegati in un’operazione militare, avviata ieri nella provincia occidentale di Farah “in risposta al crescente numero di attacchi terroristici” verificatisi nella zona: la stessa dove l’8 settembre quattro incursori della Marina Italiana (Comsubin) sono stati feriti in un’imboscata dei talebani. La notizia è stata data oggi dal comandante Usa Michael Horan, capo delle operazioni di Isaf nella provincia occidentale di Farah. L’operazione, nome in codice “Wyconda Pincer” (Tenaglia Wyconda – località del Missouri), interessa i distretti di Bala Baluk e Pusht-e Rod, e coinvolge truppe italiane, statunitensi, spagnole e afgane in un numero che non è stato reso noto.

Ottobre 2006* – Le forze italiane prendono parte (assieme a forze afgane e Usa) all’operazione ‘Wyconda Rib’ nel distretto del Gulistan, provincia di Farah, allo scopo di riprendere il controllo di questa zona, conquistata due settimane prima dai talebani. I ribelli vengono cacciati dal distretto, ma non vengono forniti particolari sui combattimenti.

Febbraio 2007 – La guerra, finora confinata al sud, sta contagiando anche le regioni occidentali sotto comando italiano. Un fenomeno già emerso lo scorso 10 dicembre, quando, sempre nella provincia di Farah, il generale Satta coordinò l’attacco terrestre delle truppe afgane e delle forze speciali Isaf e i bombardamenti aerei dell’aviazione Nato nel distretto di Balabaluk, dove un gruppo di talebani si era infiltrato per compiere attacchi lungo la ‘ring-road’ che conduce ad Herat. L’offensiva “made in Italy” si concluse, secondo fonti ufficiali, con l’uccisione di nove talebani.

Febbraio 2007* – I militari italiani prendono parte all’offensiva dell’esercito afgano per la riconquista del distretto di Bakwa, occupato dai talebani due giorni prima. Almeno venti guerriglieri vengono uccisi nell’operazione.

 

Marzo 2007 – Soldati italiani e spagnoli della Forza di Reazione Rapida (QRF) – basata ad Herat e comandata dal generale italiano Antonio Satta – sono impegnati in un’operazione militare nell’ovest dell’Afghanistan volta a “impermeabilizzare” la frontiera tra le province occidentali (Farah, Herat, Ghor e Badghis) e quella meridionale di Helmand, dov’è in corso l’offensiva della Nato “Achille”.

Aprile 2007 – Gli incursori del 9° reggimento Col Moschin dell’Esercito e del Gruppo Operativo Incursori della Marina (reparti che hanno avuto entrambi un ferito nell’ultima settimana) cercano, trovano e annientano le forze talebane penetrate da sud nel settore italiano. Numerose fonti, italiane e alleate confermano anonimamente che gli italiani, soprattutto le forze speciali, hanno affrontato combattimenti in molte occasioni soprattutto nella provincia di Farah dove dal settembre scorso si registra una crescente presenza talebana che ha subito un ulteriore incremento nelle ultime settimane a causa dell’Operazione “Achille”.

Aprile 2007* – Il generale Antonio Satta coordina un attacco aereo (aviazione Usa) sulla Valle di Zerkoh, nel distretto di Shindand, provincia di Herat. Nei ripetuti raid rimangono uccisi 51 e 136 talebani. Nonostante Satta dichiari che l’operazione era stata pianificata dal comando italiano di Herat e che aveva anche predisposto elicotteri per l’evacuazione dei feriti, il ministero della Difesa afferma di esserne all’oscuro.

Maggio 2007 – Quattro distaccamenti di forze speciali italiane combattono da mesi a fianco delle special forces Usa impiegate nella guerra ai talebani nell’ambito di Enduring Freedom, rispondendo agli ordini del comando Usa (che ha sempre mantenuto l’esclusivo controllo diretto di tutti i contingenti nazionali di forze speciali presenti in Afghanistan). Il ‘Task Group’ di forze speciali italiane è attualmente composto da quattro distaccamenti operativi provenienti da quattro corpi d’élite: Ranger del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Monte Cervino, incursori di Marina Comsubin, 185° Reggimento Acquisizione Obiettivi (Rao) della Brigata Folgore e 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti Col Moschin, sempre della Folgore. Quando abbiamo chiesto allo Stato Maggiore italiano quale fosse l’entità numerica, in termini di uomini, di questi distaccamenti impegnati in combattimento la risposta è stata: “Non abbiamo informazioni in merito e anche se le avessimo non potremmo renderle pubbliche”.

Agosto 2007* – I bersaglieri del 1° reggimento della Brigata Garibaldi della Forza di Reazione Rapida prendono parte a una battaglia di due ore e mezzo nel distretto di Murghab, provincia di Badghis, dove un convoglio militare afgano-spagnolo era stato attaccato dai talebani. Per la prima volta entrano in azione gli elicotteri da attacco italiani Mangusta A-129. Decine di guerriglieri rimangono uccisi. (Pochi giorni dopo) un convoglio italiano di blindati ‘Lince’ viene attaccato dai talebani nel distretto di Bala Buluk, provincia di Farah, durante una missione di perlustrazione. I soldati italiani ingaggiano un combattimento con i guerriglieri, ma non riuscendo a “disimpegnarsi” chiedono copertura aerea alla base di Herat. Entrano così nuovamente in azione gli elicotteri Mangusta che aprono il fuoco contro i talebani, disperdendoli.

Settembre 2007* – Le forze speciali italiane della Task-Force 45 e i bersaglieri della Forza di Reazione Rapida, con l’appoggio di due elicotteri Mangusta, prendono parte all’operazione ‘Palk Wahel’ con il compito di bloccare le vie di fuga ai talebani che scappano dalla provincia di Helmand (epicentro dell’offensiva) cercando scampo nella provincia di Farah.

Settembre 2007 – I due militari italiani del Sismi rapiti sabato in zona di guerra, nell’ovest dell’Afghanistan, sono stati liberati questa mattina all’alba nella provincia di Farah con un blitz
della Nato guidato dagli incursori italiani (Col Moschin e Comsubin) affiancati dalle Sas britanniche. Durante l’azione è scoppiato un violento scontro a fuoco nel quale sono rimasti uccisi tutti gli otto o nove rapitori e feriti i due ostaggi italiani. Uno dei due è in gravi condizioni. Quando sono stati rapiti, pare da una banda di predoni locali che stava per venderli ai talebani, i due agenti dei servizi militari italiani stavano operando nella zona di Shindand, nell’estremo sud della provincia di Herat. Non è dato sapere cosa stessero facendo, ma di certo non si trattava di una missione umanitaria, visto che quella è una zona di guerra sotto controllo dei talebani, una zona più volte bombardata dall’aviazione Nato. Il 27 aprile scorso, decine di civili erano morti sotto le bombe da una tonnellata sganciate dai bombardieri Usa B-1 sui villaggi della zona.

Ottobre 2007* – Gli alpini del 5° reggimento della brigata ‘Julia’ vengono attaccati nottetempo dai talebani nel loro avamposto nella Valle di Musahi, 40 chilometri a sud di Kabul. Ai lanci di granate e alle raffiche di mitra, i soldati italiani rispondono con le mitragliatrici pesanti, mettendo in fuga i guerriglieri.

Novembre 2007 – Si combatte ormai da cinque giorni sul fronte occidentale di Farah, provincia rientrante sotto il comando regionale italiano di Herat. L’esercito afgano, nonostante il supporto aereo della Nato, non riesce a fermare l’avanzata talebana partita all’inizio della settimana. Oltre settecento guerriglieri armati fino ai denti e dotati di decine di fuoristrada erano scesi lunedì dalle loro roccaforti sulle montagne di Musa Qala, nella provincia di Helmand, muovendo verso ovest e prendendo il controllo del distretto montano di Gulistan, nella parte orientale della provincia di Farah. Da lì, due giorni dopo, hanno proseguito la loro avanzata verso ovest, calando in forze nelle vallate del distretto di Bakwa. L’esercito governativo e la polizia afgana non hanno potuto fare altro che ripiegare e chiamare i rinforzi Nato arrivati sotto forma di cacciabombardieri e forze speciali – che in questa area comprendono alcune decine di incursori dell’esercito e della marina italiani. Qari Mohammad Yousuf, portavoce dei talebani, ha dichiarato che il loro obiettivo è prendere il controllo di tutta la provincia. Il bilancio ufficiale dei combattimenti, che ora infuriano a poche decine di chilometri dal capoluogo provinciale, è finora di oltre venti militari afgani morti e di circa sessanta presunti talebani uccisi. Si parla anche di diverse vittime tra i civili.

Novembre 2007* – Le forze speciali italiane della Task-Force 45 e i bersaglieri della Forza di Reazione Rapida, con l’appoggio di cinque elicotteri Mangusta e per la prima volta anche di otto cingolati Dardo, prendono parte (assieme a forze afgane e Usa) alla battaglia del Gulistan, nella provincia di Farah, per riprendere il controllo di questo distretto caduto nelle mani dei talebani alla fine di ottobre. Nei combattimenti vengono uccise decine di guerriglieri.

Febbraio 2008 – Il governatore della provincia occidentale di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch, ha dichiarato questa mattina all’agenzia France Press che “truppe Nato italiane” hanno preso parte all’attacco avvenuto domenica notte nel distretto di Bakwa contro un abitazione nella quale si trovavano alcuni talebani, tra cui un loro comandante locale, il mullah Abdul Manan. Secondo il governatore, le vittime del raid, condotto con il supporto aereo dell’aviazione alleata, sono otto talebani e almeno due civili: una donna e un bambino, moglie e figlio di uno dei guerriglieri. Ma il governatore del distretto di Bakwa, Khan Agha, sostiene che le vittime civili dell’attacco italiano sono di più: “Nell’operazione – ha dichiarato – sono state uccise nove persone, tra cui due donne e due bambini. Mullah Manan non è tra le vittime”. Secondo Khialbaz Sherzai, comandante provinciale della polizia, “nel raid sono stati uccisi sette civili, tutti membri di una stessa famiglia, tra cui una donna e due bambini”.

Febbraio 2008 – Domenica pomeriggio, attorno alle 16 ora locale, un civile afgano è stato ucciso dalle truppe Nato della Forza di reazione rapida italo-spagnola che scortavano un convoglio militare afgano. Il fatto è avvenuto lungo la ‘Ring Road’ che collega Kandahar a Herat all’altezza di Farah Rud, nel distretto di Bala Buluk, provincia sud-occidentale di Farah – una delle quattro sotto comando italiano. Il civile viaggiava assieme ad altri a bordo di un fuoristrada Toyota che ha incrociato la colonna militare. Come previsto dalle regole d’ingaggio, i soldati italiani (bersaglieri del 1° reggimento della brigata Garibaldi) e spagnoli sui blindati di scorta hanno fatto cenno all’autista del mezzo di accostare o fermarsi, ma questi ha tirato dritto. A quel punto i militari, temendo si trattasse di un’autobomba, hanno aperto il fuoco colpendo a morte uno dei passeggeri.

Maggio 2008 – Secondo indiscrezioni, a marzo il governo Prodi ha autorizzato la partecipazione degli incursori italiani della Task Force 45 a un’operazione anti-guerriglia (ufficialmente si trattava di un’esercitazione) delle Sas britanniche e dei Berretti Verdi statunitensi nelle province meridionali di Helmand e Kandahar. Da agosto in poi, i duecento incursori italiani della Task Force 45 e i nostri elicotteri da guerra della Task Force Fenice potranno venire liberamente e stabilmente impiegati nella guerra contro i talebani nel sud dell’Afghanistan. Le mille truppe italiane da combattimento dei due Battle Group attivi dalla prossima estate nel settore ovest potranno operare con le regole d’ingaggio Nato, quindi non dovranno più limitarsi a entrare in azione solo in caso di attacco talebano, ma potranno effettuare anche operazioni offensive preventive come fanno oggi le truppe Usa, britanniche e canadesi nel settore meridionale.

Maggio 2009 – Aveva solo tredici anni la bimba afgana morta oggi sotto il fuoco dei militari italiani in Afghanistan. Assieme a lei sono state ferite altre tre persone. La bimba, alle 11 ora locale in Afghanistan, era a bordo di una Toyota Corolla quattro chilometri a sud di Camp Arena, la base dove ha sede il comando regionale della zona ovest dell’Afghanistan. Lo ha reso noto il comandante del contingente italiano, il generale Rosario Castellano. Secondo la ricostruzione del generale, una pattuglia italiana composta da tre mezzi ha incrociato lungo la strada l’auto che procedeva in senso opposto. La pattuglia italiana ha adottato le procedure previste: avvertimento con la mano, con un grido, lampeggiando con gli abbaglianti, infine sparando colpi in aria. Ma la vettura ha continuato a procedere a forte velocità verso la pattuglia italiana. Giunta a meno di dieci metri dal convoglio italiano, il mitragliere ha fatto fuoco prima sul terreno poi sul cofano della vettura. la pattuglia italiana ha quindi proseguito il percorso. Solo in seguito si è avuta conoscenza della morte della bambina e del ferimento degli altri tre occupanti la macchina: un uomo e due donne, il padre e la madre della bambina e una terza donna.

Giugno 2009 – Secondo fonti della nota associazione femminista afgana Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan), lo scorso 16 maggio i soldati italiani avrebbero ucciso un contadino afgano nella provincia sud-occidentale di Farah. La vittima di chiama Abdul Manan, aveva trent’anni e viveva nel distretto di Pushtrod. “Abdul Manan – scrive Rawa – era un povero contadino che la sera del 16 maggio stava lavorando nel suo campo quando truppe straniere gli hanno sparato e lo hanno ucciso usando un’arma che gli ha provocato gravi ustioni sul volto e sul corpo. Anche se la nazionalità dei militari non è stata resa nota, la gente del posto dice che erano italiani. (Pochi giorni dopo: “Abbiamo nuovamente contattato gli abitanti del villaggio – scrive Rawa a PeaceReporter – e ci hanno detto che sul blindato da cui hanno sparato al contadino c’era scritto ‘Italia’ in caratteri persiani. Ne sono sicuri”).

Giugno 2009 – Tre soldati italiani sono stati feriti, uno di loro in maniera grave, in un combattimento avvenuto questa mattina nella provincia afgana di Farah, dove operano i parà della Folgore. Nella stessa zona, durante la notte, una pattuglia di parà della Folgore era stata attaccata dopo aver condotto un rastrellamento. Solo martedì, durante un combattimento a Bala Murghab, due elicotteri italiani Mangusta erano stati colpiti dai talebani: nessun militare italiano era stato ferito; ingenti invece le perdite tra i guerriglieri afgani. La notte precedente, un’altra pattuglia della Folgore era stata attaccata dai talebani nella valle di Musahi, a sud di Kabul. Lo scorso 29 maggio il comando italiano di Herat ha dato la notizia di una violenta battaglia a Bala Murghab (provincia di Badghis) nel corso della quale i paracadutisti del reggimento ‘Nembo’, reagendo a un’imboscata, hanno bombardato con l’artiglieria le postazioni talebane, uccidendo “25 insorti”, precisando poi che gli avamposti nemici sono stati “neutralizzati” anche con mortai da 120 millimetri e con l’intervento degli elicotteri da attacco Mangusta. “I nostri ragazzi hanno risposto con qualità e professionalità, ricorrendo anche all’uso dei mortai”, ha orgogliosamente commentato il ministro della Diefesa, Ignazio La Russa. Il 4 giugno la Difesa ha annunciato che le truppe italiane – fino ad allora ufficialmente impegnate solo in azioni ‘difensive’, cioè in reazione ad attacchi – stavano partecipando da giorni a un operazione “pianificata” nell’area di Bala Murghab, nel corso della quale “sono state individuate ed eliminate diverse postazioni di insorti grazie all’intervento congiunto e perfettamente coordinato dei mortai dell’esercito afgano con gli elicotteri italiani Mangusta”.

Giugno 2009 – Un militare italiano è rimasto ferito insieme ad altri quattro militari dell’esercito afgano nel corso di un’operazione congiunta dalle forze di sicurezza afgane e Isaf avvenuta questa mattina nella valle di Bala Murgab, nella provincia di Badghis, a 200 chilometri a nord di Herat. Nello scontro a fuoco è rimasto lievemente ferito uno dei paracadutisti del 183esimo reggimento italiano ‘Nembo’.
Ieri nell’area di Farah, al sud dell’Afghanistan, i paracadutisti del 187 reggimento ‘Folgore’ erano intervenuti a supporto dell’esercito afgano a seguito di un attacco che era stato condotto contro una loro base e nel corso del quale erano rimasti uccisi due militari.

Luglio 2009 – Le truppe italiane sono penetrate in territorio nemico, lanciando un’offensiva volta a strappare ai talebani il controllo della provincia sud-occidentale di Farah, nel tentativo di arginare la loro avanzata verso il nord-ovest dell’Afghanistan. Primo obiettivo: la riconquista della strada 517, l’unica che collega il capoluogo provinciale, Farah City, alla ‘Ring Road’, la statale circolare che collega tutte le città del Paese. E’ proprio sulla 517 che è avvenuto l’agguato di oggi. Da maggio, per ‘mettere in sicurezza’ questa strada, le truppe italiane stanno combattendo senza sosta nel distretto di Bala Buluk con carri armati e elicotteri da guerra, uccidendo guerriglieri talebani e, a quanto pare, anche qualche civile. “Prima la gente di qui vedeva di buon occhio i soldati italiani perché aiutavano la popolazione – racconta a Peacereporter Bilquees Roshan, consigliera provinciale di Farah – ma ultimamente le cose sono cambiate”. Anche gli attacchi della guerriglia talebana contro le nostre truppe sono aumentate esponenzialmente negli ultimi due mesi.

Settembre 2009 – Lo Stato Maggiore a Roma non è ancora in grado di fornire dettagli sull’attacco di questa mattina contro una pattuglia militare italiana a Herat, nella quale un soldato è rimasto ferito a un braccio durante lo scontro a fuoco. Il comando militare italiano a Herat ha diffuso questo comunicato ufficiale: “Mercoledì mattina le forze di sicurezza afgane e i militari italiani sono stati attaccati da insorti nella località di Shindad mentre stavano effettuando un’operazione congiunta mirata al controllo del territorio. Nel corso dello scontro a fuoco è rimasto lievemente ferito a un braccio uno dei militari italiani.

Maggio 2010 – All’inizio dell’estate scorsa, tra maggio e giugno 2009, le truppe italiane ottennero ”vittorie decisive” sul fronte nord-occidentale di Bala Murghab, combattendo lunghe battaglie (video) con l’impiego di artiglieria e aviazione, e uccidendo centinaia di guerriglieri afgani (una novantina solo nel corso della battaglia del 9 giugno 2009, che vide impegnati i paracadutisti del 183° reggimento Nembo della brigata Folgore). Ciononostante – dopo una breve tregua raggiunta in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso agosto – per tutto l’autunno e l’inverno i talebani di Bala Murghab hanno continuato a impegnare senza sosta le truppe italiane, con agguati come quelli di oggi, con imboscate ai loro convogli e attacchi ai loro avamposti, spesso seguiti da duri scontri a fuoco. L’ultimo attacco è avvenuto tre settimane fa contro l’avamposto ‘Columbus’, dove oltre alle truppe italiane sono acquartierati anche soldati americani e afgani: 48 ore di razzi contro la base, a cui gli italiani hanno risposto con i mortai della 106esima compagnia del 2° reggimento alpini di Cuneo. Questo è stato il ‘battesimo del fuoco’ per gli alpini della brigata Taurinense, che erano appena arrivati al fronte per dare il cambio alla brigata Sassari di fanteria meccanizzata.

Maggio 2010 – Si è conclusa con successo, secondo i comandi Nato, l’offensiva italo-americana sferrata contro le roccaforti talebane di Bala Murghab all’indomani del mortale agguato del 17 maggio contro gli alpini della brigata Taurinense. Dopo dieci giorni di combattimenti, bombardamenti di artiglieria e raid aerei (condotti dai bombardieri Usa B-1 e F-15), l’operazione ‘Subh Bakhair’ (Buongiorno, in dari) è terminata con la “rimozione della presenza degli insorti” dalla zona. All’offensiva hanno partecipato alpini italiani, marines americani e anche le truppe afgane del 207 corpo d’armata. Analoghe operazioni si ripeteranno nelle prossime settimane in altri distretti della provincia di Badghis, sempre con il coinvolgimento delle truppe da combattimento italiane.

Giugno 2010 – A fine maggio, terminata l’operazione Subh Bakhair (‘Buongiorno’, in dari), gli alpini italiani della brigata Taurinense si erano attestati sull’altopiano di Bala Mrughab, scavando trincee e costruendo capisaldi con posizioni fortificate. La prima settimana di giugno è trascorsa in relativa tranquillità: solo alcune scaramucce e qualche incursione notturna dei talebani nascosti nei campi e nei villaggi a nord del fronte. Fino a martedì scorso, quando i soldati italiani, assieme alle truppe del 207° corpo d’armata dell’esercito afgano, hanno lanciato un attacco contro le postazioni nemiche localizzate nel villaggio di Dari Bom. Dodici ore di furiosi combattimenti proseguiti fino a notte fonda, terminati con la conquista del villaggio. Sul campo di battaglia sono rimasti i cadaveri di ventitré ribelli. Altri sette, feriti, sono stati fatti prigionieri. Poche, pare quattro, le perdite tra le fila delle truppe afgane. Nessuna tra gli italiani.

Luglio 2010 – Sono tre i militari italiani feriti in Afghanistan durante uno scontro a fuoco con i talebani avvenuto nella zona di Bala Murghab. Uno dei tre soldati, ferito a un polmone e a una spalla risulterebbe essere in gravi condizioni. Serie le condizioni del secondo militare ferito all’inguine mentre per il terzo le condizioni non sarebbero preoccupanti. I soldati italiani sarebbero stati attaccati dai talebani e durante la battaglia sarebbe stato danneggiato anche un elicottero del contingente.
* I dettagli su questa operazione sono stati riportati da PeaceReporter nel gennaio 2008

Enrico Piovesana

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