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Afghanistan, aumentano gli sfollati di guerra

Peacereporter  22 ottobre 2010

Oltre 100 mila nuovi profughi interni solo nell’ultimo anno, abbandonati a loro stessi sia dalla comunità internazionale che dal governo afgano
‘Siamo lì per aiutare la popolazione locale’. Questo è uno dei ritornelli più usati dalla propaganda a sostegno dell’occupazione alleata dell’Afghanistan. Una falsità confutata non solo dal crescente numero di civili afgani innocenti uccisi e feriti dalle forze Nato, ma anche dal totale disinteresse della comunità internazionale – Nazioni Unite in testa – per i civili sfollati dalle operazioni militari.

La Croce Rossa Internazionale (Icrc) e altre organizzazioni internazionali, come il Norwegian Refugee Council (Nrc), denunciano che gli oltre 100 mila profughi fuggiti dai combattimenti tra le truppe Isaf e la guerriglia afgana negli ultimi dodici mesi sono stati completamente abbandonati a loro stessi, senza alcuna assistenza umanitaria da parte dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e del Ministero afgano per i Rifugiati (Morr).

Il programma ufficiale di sostegno ai rifugiati interni, gestito da Unhcr, è infatti cessato nel 2006, data dalla quale la responsabilità è passata al governo di Kabul. Una responsabilità solo teorica, però, visto che non ci sono vincoli legali che obblighino le autorità afgane ad adottare qualsivoglia standard operativo. Il risultato, denunciano le organizzazioni umanitarie, è stato un sostanziale disinteresse verso questa emergenza, proprio nel momento in cui essa diventava più pressante a causa dell’intensificarsi delle operazioni militari della Nato.

 

Nel sud dell’Afghanistan, gli incessanti combattimenti in Helmand e la nuova offensiva Usa a Kandahar producono un flusso continuo di profughi verso i rispettivi capoluoghi provinciali, ma negli ultimi mesi la guerra – sempre più estesa – sta producendo sfollamenti di massa anche nelle province occidentali di Herat e Farh, in quella settentrionale di Kunduz e perfino a Kapisa, alle porte di Kabul. Migliaia di nuovi disperati che ogni mese vanno ad ingrossare le fila di un esercito di profughi interni ‘storici’ che supera quota 300 mila.

Il Ministero afgano per i Rifugiati è accusato di non avere piani di assistenza organici, trattando di volta in volta i singoli fenomeni di sfollamento come problemi di ordine pubblico di carattere temporaneo, che quindi non richiedono interventi strutturati.
”La nostra politica è sempre quella di garantire il ritorno degli sfollati alle loro case non appena ci sono le condizioni di sicurezza”, ha recentemente dichiarato il portavoce del Morr, Islamudin Joraat.
Peccato che, come osserva Charlotte Esther Olsen, direttrice del Norwegian Refugee Council, ”lo sfollamento da guerra non è un fenomeno che scompare quando una delle parti prende il controllo di un’area”.

L’esempio più recente di questa gestione lo si è avuto la scorsa primavera in Helmand, durante l’offensiva alleata a Marjah, quando le autorità locali si rifiutarono di fornire alloggi agli oltre 10 mila sfollati affluiti nel capoluogo Lashkargah. “Non costruiremo un nuovo campo per gli sfollati perché non vogliamo che questa diventi un’emergenza prolungata in cui la gente poi rimane qui per sempre”, dichiarò all’epoca Daud Ahmadi, portavoce del governo provinciale. Non appena i comandi alleati dichiararono di aver preso il controllo di Marjah, i profughi furono infatti ‘invitati’ a tornare alle loro case: quasi nessuno lo fece, ben sapendo che i combattimenti sarebbero continuati ancora a lungo. Da quel momento, le autorità afgane si sono completamente disinteressate di loro: l’emergenza era finita.

L’altro grave aspetto della politica governativa nei confronti degli sfollati – evidenziato dall’ultimo rapporto della Brookings Institution e di The Liason Office (Tlo) – è l’approccio poliziesco, invece che umanitario, con cui questi vengono trattati. Invece di essere considerati come vittime bisognose di aiuto, i profughi, che di solito provengono da distretti controllati dai talebani, solo per questo sono considerati dalle autorità come potenziali sostenitori della guerriglia. ”E proprio abbandonando gli sfollati e trattandoli con ostilità – afferma Susanne Schmeidl, di Tlo – che si rischia di esporli all’influenza dell’insorgenza, aumentando l’instabilità del paese”.

Enrico Piovesana

 

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