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Tutte insieme per un percorso comune”. Il viaggio della portavoce di RAWA in Italia

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A cura di Cisda, 30 dicembre 2022  monogram

La storia della relazione tra CISDA e RAWA è il racconto di una militanza che si è nutrita di viaggi e di incontri. Il Covid prima e il ritorno del regime talebano poi avevano costretto e relegato gli incontri ad una dimensione virtuale che si è felicemente interrotta lo scorso settembre quando Maryam Rawi, rappresentante di RAWA, è riuscita a raggiungere l’Italia.

Per circa tre mesi Maryam ha percorso in lungo e in largo la nostra penisola raccontando la vita quotidiana in Afghanistan e la resistenza che le compagne afgane faticosamente portano avanti.
Tanti gli incontri avvenuti in questo periodo, da quelli istituzionali alle assemblee nelle scuole.
Maryam ha varcato gli ingressi del Parlamento, sia alla Camera dei Deputati che al Senato, dove è stata ricevuta dalle Onorevoli Laura Boldrini e Susanna Camusso. Ha incontrato amministratori locali, rappresentanti della CGIL e dell’ANPI, docenti universitari ed esponenti di diverse associazioni e ONG. Si è relazionata con attiviste di Non Una di Meno e delle Case delle Donne e dei Centri Antiviolenza presenti nelle diverse città italiane. È stata intervistata da giornalisti della stampa e all’interno di trasmissioni radiofoniche.
In tutti gli incontri, con fermezza e determinazione, ha espresso le ragioni di chi ha coraggiosamente deciso di restare continuando una lotta iniziata più di quarant’anni fa e mai interrottasi.
Lotta contro le ingerenze straniere, uno dei motivi dell’impossibilità per gli afgani di emanciparsi, quelle di ieri e quelle di oggi: l’occupazione statunitense degli ultimi vent’anni, e prima ancora l’invasione sovietica, e oggi gli interessi di Usa, Cina, Russia, Iran e Pakistan che continuano a considerare l’Afghanistan un territorio da sfruttare a proprio piacimento.
E lotta contro ogni forma di fondamentalismo religioso, oggi come ieri usato strumentalmente dagli Stati interessati a controllare il territorio afgano. Da questo punto di vista la situazione si fa sempre più preoccupante: accanto ai talebani, i quali, come ha sempre sostenuto RAWA, non sono cambiati rispetto al passato perché non è cambiata l’ideologia alla base di una visione di società misogina e patriarcale, stanno proliferando altri gruppi, quale ad esempio Isis, sempre più presente nell’Afghanistan settentrionale.
Durante gli incontri è emersa la complessità dell’Afghanistan e, come spesso accade, le nostre narrazioni, pur mosse dai migliori sentimenti, convergono verso una semplificazione che rischia di trasformarsi in mistificazione della realtà. È avvenuto con Massoud, considerato in Occidente un eroe della resistenza afgana ma nella realtà uno dei tanti signori della guerra che si è battuto per l’affermazione di un potere personale e con un’idea di società affatto democratica. Sta avvenendo con diverse personalità afgane, uomini e donne, che dall’agosto del 2021 hanno trovato rifugio nei diversi paesi europei; si presentano come nemici dei talebani e fautori di un processo di autodeterminazione del loro popolo ma spesso sono collaborazionisti dei governi passati, interessati a fama, soldi e potere. All’interno di questa complessità c’è un altro punto sul quale Maryam è stata interrogata, il cosiddetto genocidio dell’etnia Hazara. La risposta è stata inequivocabile: senza negare quanto gli Hazara hanno subito e stanno subendo, i talebani sono contro tutto il popolo afgano. La portavoce di RAWA ha sottolineato il rischio che dietro determinate posizioni vi sia la volontà di costruire un Afghanistan federale, progetto politico rigettato fermamente in nome di uno stato unitario, laico e democratico.
Con questo obiettivo, le compagne di RAWA continuano a battersi. Favorite dall’abitudine alla clandestinità, con tutte le difficoltà legate alla situazione attuale, riescono a portare avanti vecchi progetti, come la coltivazione dello zafferano, e a pensarne di nuovi, in particolare in quegli ambiti che vedono le donne maggiormente penalizzate, come l’istruzione a loro ormai preclusa.
Le compagne afgane sanno che la loro lotta riguarda tutte le donne che devono affermarsi all’interno di società patriarcali e maschiliste. Per questo motivo, ha raccontato Maryam, hanno organizzato manifestazioni in solidarietà alle donne iraniane che da mesi si oppongono al governo di Teheran.
Per lo stesso motivo la portavoce di Rawa, durante il suo soggiorno italiano che ha visto una parentesi europea, ha partecipato come relatrice al convegno dal titolo “Women Waving the Future” Our revolution: liberating life, organizzato dal movimento delle donne curde a Berlino lo scorso novembre. Due giorni di incontri ai quali hanno preso parte donne provenienti da diversi paesi del mondo con l’obiettivo di mettere in relazione esperienze e pratiche di lotta.
I tre mesi sono trascorsi rapiti nel vortice della gestione di un calendario fittissimo di appuntamenti. Non sappiamo quando potremo tornare ad incontrarci. Abbiamo, però, la certezza che continueremo a camminare insieme.

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