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I Laboratori per i diritti delle donne del Partito Afgano della Solidarietà

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Ann-Carin Landstrom, membro del Comitato Centrale del Partito della Sinistra Svedese, è appena rientrata da Kabul, dove ha incontrato ufficialmente il Solidarity Party of Afghanistan (Hambastagi) e ha visitato i Laboratori studio sui diritti umani e i diritti delle donne che gli attivisti di Hambastagi organizzano nell’ambito di un progetto finanziato proprio dal Partito della Sinistra Svedese. Riportiamo di seguito alcuni estratti della sua relazione.
(La delegazione svedese è stata in Afghanistan dal 22 al 31 luglio 2012)

Il Solidarity Party of Afghanistan (SPA) è stato fondato nel 2004, grazie ad alcuni afgani rientrati in patria dall’estero, con un’ideologia esplicitamente socialista. Fin dall’inizio il programma politico del partito, condiviso con i suoi membri, si è incentrato sulla lotta contro i talebani, contro il fondamentalismo e contro l’occupazione NATO.

Nel 2008 è stata eletta alla direzione del Partito una nuova generazione di giovani afghani e il partito è diventato più attivo e più radicale.
Pur con meno fondi che in precedenza, gli attivisti del partito hanno intrapreso una lotta coraggiosa contro i jihadisti, la NATO, gli Stati Uniti, sottolineando nel contempo la distanza con l’imperialismo sovietico, che in nome del “comunismo” ha occupato il paese per un decennio.
Grossi problemi di sicurezza e una forte limitazione della loro libertà sono subentrati dopo il 27-28 aprile 2012, quando una loro manifestazione a Kabul, molto partecipata, è stata descritta come un grande successo dai media, stampa e TV: il governo ha quindi deciso di sospendere la registrazione legale di Hambastagi e di avviare un procedimento penale con l’accusa di avere realizzato “azioni anti-islamiche”. In seguito a questa azione il governo afgano ha ricevuto forti pressioni e proteste, a livello nazionale e internazionalie: la maschera della democrazia era caduta…Ma Hambastagi e le forze democratiche che lo sostengono hanno, per il momento, vinto! L’indagine penale è stata chiusa e la registrazione del Partito non è stata cancellata.
Il SPA è oggi presente in tutte le province dell’Afghanistan: conta circa 30.000 membri, di cui tuttavia solo 15.000 riescono a pagare la quota di adesione (circa 20 afghanis): molti hanno paura che la loro iscrizione diventi pubblica e che questo li esponga a rappresaglie da parte delle autorità, dei signori della guerra e dei talebani.

D’altra parte, se oggi in Afghanistan si può dire che viene formalmente riconosciuto il diritto a libere elezioni e alla democrazia, di fatto per 30 anni – più i 10 anni di occupazione in corso – gli afgani non hanno avuto vera conoscenza del significato di democrazia. Quanto all’intervento della NATO, è da rilevare che gli USA hanno affittato terreni per le loro basi militari con un accordo per 100 anni e apparentemente non hanno alcuna intenzione di lasciare il paese, anche se il 70% della popolazione desidera che le truppe statunitensi e della NATO se ne vadano.

Il lavoro del SPA per i diritti delle donne
Nel 2012 Hambastagi ha ricevuto 120.000 SEK dal Partito Socialista Svedese per organizzare laboratori per l’alfabetizazione e i diritti delle donne. Il progetto mira ad aumentare la partecipazione delle donne alla vita politica, facendo loro sviluppare consapevolezza sui propri diritti.
Il SPA ha iniziato il programma di alfabetizzazione e coscientizzazione con sette gruppi in diverse aree a basso reddito intorno a Kabul nel mese di giugno 2012. Due gruppi di studio sono nella zona di Estaliff, uno ad Ahmad Shah, tre in Bangi e Shivakee.

 

Cinque dei Laboratori di studio sono solo per le donne, mentre due accolgono anche uomini. Gli insegnanti sono sette e lavorano 5-6 giorni alla settimana, 2-3 ore per sessione. In ogni sessione vengono coinvolte 15-25 persone del quartiere. Una volta alla settimana, tutti gli insegnanti si incontrano per 2-3 ore, per discutere le difficoltà incontrate sul lavoro e per condividere le esperienze positive.
La delegazione svedese ha incontrato alcuni membri del SPA a Kabul. Molti membri erano giovani donne, alcune delle quali studiano all’Università. Dai loro discorsi sulla situazione delle donne sono emerse le seguenti osservazioni.

Molti uomini credono ancora che il posto delle donne sia a casa o nella tomba.

  • I mullah non permettono alle donne di esprimersi in alcun modo.
  • Molte famiglie non consentono alle donne di avere accesso all’istruzione o al lavoro.
  • La società condanna le donne sole, non sposate, che vengono continuamente molestate; se si rivolgono alla polizia, questo equivale per loro a esporsi a ulteriori molestie.
  • L’indipendenza delle donne è illegale nella Shia Personal Law (legge varata da Karzai per la minoranza shiita hazara).
  • Molte giovani donne e studentesse sono state vittime di aggressioni con acido lanciato in faccia o sulle gambe; in varie scuole è stato messo del veleno nell’acqua potabile: alle studentesse ricoverate è stato detto che i loro malori erano la prova che l’educazione non è buona cosa per le donne.
  • Ci sono anche insegnanti e studenti che considerano un crimine che donne e ragazze siedano accanto ai loro compagni maschi all’università. Un docente all’Università di Kabul ha dichiarato che le donne non devono indossare abiti di colori brillanti per non attirare i maschi: dovrebbero invece indossare solo abiti neri. Anche indossare gioielli a scuola o in Università è considerato inappropriato, in quanto “tenta” gli uomini e gli insegnanti.
  • Alle donne viene continuamente ripetuto che le donne hanno solo la metà del cervello di un uomo, quindi è meglio che parlino soltanto gli uomini.
  • Le donne devono sempre chiedere il permesso su tutto: come vestirsi, se possono uscire, come dovrebbero comportarsi, chi sposare. Padri e fratelli decidono tutto.
  • Se le donne dicono dei “no”, vengono additate come nemiche dell’Islam e comuniste.

La sintesi è che l’unico modo per uscire da questa degradante situazione delle donne è quello di investire soprattutto sull’istruzione delle bambine e delle ragazze.

Testimonianze dai Laboratori di studio per i diritti delle donne

La delegazione svedese ha poi visitato due gruppi di partecipanti ai Laboratori del SPA sui diritti delle donne, uno in località Qalai Zaman Khan e uno ad Ahmad Shah Mena.
Le sessioni di studio sono di due ore e si svolgono 5 o 6 giorni alla settinama. Del primo gruppo fanno parte 22 donne di età compresa tra 12-35 anni mentre il secondo gruppo è formato da 15 donne.
L’insegnante del primo gruppo è Fahima, membro del SPA fin dall’inizio della sua storia. Vedova, vive con i suoi figli. Di lavoro insegna in una scuola superiore pubblica. Finisce scuola alle 13,00 e alle 14.00 accoglie a casa sua le donne del Laboratorio sui diritti. All’inizio di ogni settimana ciascuna specifica quali sono gli obiettivi che vuole raggiungere in quella settimana e l’ultimo giorno della settimana viene effettuato un piccolo test per vedere se le partecipanti del gruppo stanno davvero progredendo o se occorre ridefinire gli obiettivi.
L’insegnante del secondo gruppo è Gul Jan, anch’essa membro della SPA. Anche lei mette a disposizione una stanza della sua casa per le sessioni del Laboratorio sui diritti. Pensa che gli incontri tra insegnanti siano da incrementare, perché si può imparare molto dai colleghi di partito sul modo di gestire un gruppo di studio, che è ben diverso dalla scuola ufficiale.

Di seguito riportiamo alcune testimonianze di donne dei due laboratori.

  • Amna: È l’unica che è riuscita a completare la scuola primaria. Poi però ha abbandonato gli studi alle superiori, perché la scuola era del tutto inefficiente: gli insegnanti spesso non venivano a scuola, o non erano in grado di insegnare perché ignoranti, oppure se ne stavano seduti a chiacchierare con gli altri insegnanti o se ne andavano a casa dopo poche ore. Partecipa al Laboratorio del SPA perché vuol saperne di più sui diritti delle donne e discutere con altre donne.
  • Mavina: Dice che le donne hanno sofferto abbastanza: sono la metà della società e dovrebbero quindi avere la metà del potere!
  • Halina: Un suo fratello è stato ucciso durante il tempo dei talebani e il padre è malato di cuore. Vuole arrivare ad essere in grado di leggere e scrivere e vuole conoscere i suoi diritti, per aiutare la sua famiglia.
  • Tutte le partecipanti hanno detto che la ragione principale per cui non sono andate a scuola è stata la mancanza di sicurezza, la violenza e le molestie che avrebbero dovuto subire in quando lontane dalla famiglia. Ma nessuna ha avuto un divieto esplicito da parte della famiglia.
  • Roria: Dice che le donne vogliono acquisire conoscenza, che vedono quanto sia importante frequentare la scuola, e devono farlo anche per le loro figlie, per il loro futuro.
  • Narqees: Afferma di avere iniziato fra mille difficoltà, ma che ora ha la fiducia della sua famiglia, conosce i suoi insegnanti e ha fiducia in loro, perché loro vivono là, nello stesso quartiere. D’altra parte nel quartiere non c’è altra scuola.
  • Shaima: Dice che l’istruzione è uno strumento che ti permette di affrontare mille situazioni, dalle più semplici come fare la spesa alle più complicate come fare politica.
  • Nadja: Confessa che vuole diventare insegnante e insegnare alle ragazze a leggere e scrivere.

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