Skip to main content

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

|

22.11.2012, Banchedati Camera

Al Ministro della Difesa

Al Ministro degli Esteri

Al Ministro della Sanità

Per sapere, premesso che,

l’Opawc, l’organizzazione per promuovere le capacità delle donne afghane, ha aperto un centro di formazione rivolto rivolte alle donne di una delle zone più povere di Kabul

in un recente articolo pubblicato dal quotidiano Il Manifesto, dal titolo “l’Afghanistan che non tace”, Latifa, presidente di Opawc, racconta che molte delle donne che partecipano al corso lo fanno di nascosto senza che i maschi della famiglia lo sappiano

ci sono anche le dichiarazioni di Osaman Basir responsabile del settore femminile dell’Hezb-i-Hambastaghi, uno dei pochissimi partiti democratici non legati a nessun signore della guerra. Basir afferma che le donne non vivono una condizione migliore rispetto al periodo dei talebani. Anzi sono aumentati i crimini nei loro confronti, gli abusi ed i soprusi, il tutto messo a tacere dai poteri forti. Addirittura nelle zone più povere le donne sono considerate come vera moneta di scambio tra famiglie per sanare i dissidi.

 

L’Opawc ha recentemente evidenziato i problemi che ci sono all “Hamoon Health Centre” nella provincia di Farah. Il Ministero della Sanità ha detto loro che un ospedale deve rispettare certi standard ed avere al suo interno un laboratorio per analisi e l’organizzazione ha rassicurato che cercheranno di attuare un piccolo laboratorio non appena arriveranno i fondi necessari. Questa struttura non merita di chiudere perché aiuta dai 30 ai 50 pazienti al giorno.
Stanno cercando di posizionare pannelli solari per produrre l’energia necessaria poiché a Farah l’energia viene erogata solo 1 o 2 ore al giorno e il generatore si rompe spesso.
Altra necessità importante è un medico donna poiché la maggior parte dei pazienti sono donne con problemi ginecologici.

Latifa spiega, inoltre, che i corsi di alfabetizzazione che si tengono nel quartiere Kalei Jamel nella zona ovest di Kabul ospitano donne che provengono dai campi profughi di Iran e Pakistan e provenienti dai campi profughi interni. Le ragazze e le donne hanno difficoltà a raggiungere i corsi poiché i parenti non vogliono che le donne ricevano istruzione, sono disposti ad accettare corsi di artigianato (taglio e cucito).

Le donne raggiungono i corsi spesso per passaparola e assistiamo a casi drammatici, un esempio è una ragazza con madre vedova e due fratelli drogati. Hanno l’esigenza di creare anche uno spazio per i bambini poiché spesso le donne si devono portare appresso i figli.

Se e come il Governo intenda raccogliere l’appello delle organizzazioni che operano per tutelare i diritti delle donne in Afghanistan e se non ritenga di avviare ogni iniziativa possibile o mettere in campo progetti per aiutare e sostenere l’operato di Opawc e per porre un rimedio alla drammatica condizione delle donne afghane

Di Stanislao

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai bisogno di aiuto?