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Ecco a voi gli amici afghani di Monti, trafficanti di droga

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Popoff, 12/11/2012 – di Franco Fracassi

papaveri 150x150Mario Monti e Hamid Karzai. Che cos’hanno in comune, oltre a essere entrambi a capo del rispettivo governo? Nella recente visita che il presidente del consiglio italiano ha fatto a Kabul ha firmato una solenne dichiarazione in cui si legge: «Le due parti hanno interessi condivisi e obiettivi comuni». Su questa base il parlamento italiano ha concesso all’Afghanistan un credito agevolato di centocinquanta milioni di euro e sostegno delle piccole e medie imprese afghane. A Karzai l’Occidente ha già versato sessanta miliardi di euro, una parte significativa dei quali provenienti anche dall’Italia. Soldi ai quali vanno aggiunti seicentocinquanta (650) miliardi di euro spesi per la guerra. Ma tutti questi soldi sono e vengono spesi bene? Dove finisce tutto questo denaro? E soprattutto, sono affidati alla persona giusta?

Karzai e Monti sono amici di vecchia data, da quando il presidente afghano era dirigente della società petrolifera Unocal. Negli anni successivi, in quanto alto dirigente della Goldman Sachs, Monti ha favorito l’arrivo in Afghanistan di grosse quantità di denaro.

I fratelli del presidente e altri familiari, molti dei quali hanno cittadinanza Usa, si sono arricchiti con i miliardi della Nato, gli affari sottobanco con compagnie straniere, gli appalti truccati, il traffico di droga. Per accaparrarseli, si è scatenata tra i fratelli una lotta all’ultimo sangue. Migliaia di morti tra la popolazione. Colpi bassi politici tra le stanze del potere.

 

Mentre Qayum Karzai si prepara a subentrare al fratello Hamid come presidente, un altro fratello, Ahmed Wali Karzai, boss dell’Afghanistan meridionale, è stato assassinato. Grazie alla corruzione e al traffico di droga, aveva accumulato centinaia di milioni di dollari trasferendoli a Dubai.

Al suo posto il presidente Karzai ha nominato un altro fratello, Shah Wali Karzai, manager della società Afco di proprietà del fratello Mahmoud Karzai: un palazzinaro che, dopo aver messo le mani su quaranta chilometri quadrati di terreni demaniali, sta costruendo a Kandahar migliaia di case per gli afghani benestanti. Mahmoud è anche un abile banchiere: nel 2010 è riuscito a sottrarre ottocento milioni di euro alla maggiore banca del Paese, trasferendoli su un proprio conto a Dubai.

Una volta al potere, Shah Wali ha rotto col fratello Mahmoud (contro cui è stato ordito un complotto per assassinarlo): ha creato una propria società, alla quale ha trasferito sottobanco cinquanta milioni di euro provenienti dalla Banca per lo sviluppo edilizio.

«Le due parti hanno interessi condivisi e obiettivi comuni».

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