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Morire sotto contratto in Afghanistan

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11 febbraio 2012
Rod Nordland, “The New York Times” (con il contributo di Taimoor Shah da Kandahar)- Traduzione a cura del CISDA, con tagli.

contractors popup 150x150Anche morire viene esternalizzato, qui. Nella guerra afgana anche i lavori per l’esercito – dalla cucina del rancio ai turni di guardia fuori della basi agli conduzione dei mezzi di trasporto – sono sempre più trasferiti al settore privato. E poi ci sono le guardie del corpo private, che hanno molti generali americani e diplomatici.
Ma insieme ai rischi sono arrivate le conseguenze: per la prima volta dall’inizio della guerra, l’anno scorso sono morti in Afghanistan più lavoratori privati sotto contratto che soldati americani.
Le agenzie americane che fanno lavorare sotto contratto per l’esercito non hanno alcun obbligo di riferire pubblicamente la morte dei loro operatori e spesso non lo fanno. Mentre l’esercito rende pubblici i nomi di tutti i soldati morti in missione, le agenzie private passano la notizia spesso solo alle famiglie.
Per la maggior parte, gli operatori sotto contratto muoiono senza che la loro morte venga resa pubblica e senza che se ne tenga il conto; e, in alcuni casi, le loro famiglie non hanno alcun risarcimento. “Continuando a esternalizzare i lavori ad alto rischio prima svolti dai soldati, l’esercito, in effetti, sta privatizzando l’estremo sacrificio della vita” dice Steven L. Schooner, professore di diritto alla George Washington University, che ha studiato il problema delle morti di civili.

Non solo privati armati
L’anno scorso sono state riferite le morti di almeno 430 lavoratori privati americani  in Afghanistan: 386 lavoravano per il Dipertimento della Difesa, 43 per l’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale (United States Agency for International Development) e uno per il Dipartimento di Stato, secondo i dati forniti dall’Ambasciata americana di Kabul e resi pubblici in parte dal Dipartimento del Lavoro americano. […] Gli esperti che hanno studiato il fenomeno ammoniscono che poiché molti individui sotto contratto non adempiono anche ai minimi obblighi di registrazione, il numero reale delle loro morti può essere molto più alto. […]

Qais Mansoori, 20 anni, può essere tra le morti non contate. Era un inteprete afgano alle dipendenze dell’agenzia Mission Essential Personnel, che fornisce la maggior parte di intepreti in Afghanistan. Il signor Mansoori è stato ucciso insieme ad altri cinque interpreti quando un gruppi di talebani armati ha attaccato la base militare dove stavano lavorando, nel distretto di Mirwais della princincia di Kandahar, nel luglio del 2010.
L’attacco, tipicamente, è stato a malapena riferito dai media, dal momento che non era morto nessun soldato – sebbene le vittime fossero stati 17, compreso un civile americano rimasto non identificato, secondo gli ufficiali afgani, la famiglia Mansoori e altri.
I risarcimenti per le famiglie
In base all’Atto della Difesa Federale, le agenzie private che lavorano per gli USA sono obbligate a riferire i morti e i feriti in zona di guerra – compresi i loro operatori che non sono cittadini americani – al Dipartimento USA del Lavoro, e a fornire un’assicurazione medica e un risarcimento. Nel caso di stranieri sotto contratto, che sono la maggior parte, le famiglie dei deceduti ricevono generalmente un risarcimento a vita che equivale a metà  del salario del loro congiunto; le famiglie dei lavoratori sotto contratto americani ricevono di più.
Il fratello del signor Mansoori, Mohammad, di 35 anni, impiegato presso una ONG specializzata nella rimozione delle mine in Afghanistan, dice che l’agenzia per la quale lavorava suo fratello, Mission Essential Personnel, ha subito contattato la famiglia e dato una somma una-tantum di 10.004 dollari, senza neppure fare cenno al risarcimento vitalizio al quale avrebbero avuto diritto – il quale, dato che lo stipendio di Mansoori era di 800 dollari al mese, ammonterebbe a circa 150.000 dollari nel corso della vita della sua famiglia. “Vorrei che mio fratello fosse ancora qui per prendersi cura di mio padre e mia madre” dice Mohammad Mansoori. Il padre è cieco e Qais Mansoori era il solo aiuto per loro, dice Mohammad.
Un portavoce di Mission Essential Personnel, Sean Rushton, asserisce invece che  la sua agenzia sta erogando 190 dollari ogni quindici giorni alla famiglia del signor Mansoori e che continuerà così per ancora 29 anni. Il bonus di 10.004 dollari era stato una forma di riconoscimento in più da parte dell’agenzia, dice il signor Rushton.

I privati sotto contratto afghani
A gennaio 2012, gli operatori sotto contratto impegnati in lavori collegati alle operazioni miltari in Afghanistan ammontavano a 113.491, mentre i soldati americani erano 90.000, secondo i dati statistici del Dipartimento della Difesa americano. Di questi privati sotto contratto, circa 25.287, ovvero circa il 22 per cento, erano cittadini americani, mentre il 47 per cento erano afgani e il 31 per cento di altri paesi.
La maggior parte delle morti di cui si ha notizia riguardano lavoratori sotto contratto di un ristretto gruppo di agenzie, che forniscono in primo luogo intepreti, autisti, guardie per la sicurezza e altro personale di supporto particolarmente a rischio di attacchi.

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