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Human Rights Watch

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World Report 2010 – AFGHANISTAN

Rapporto 2010 (eventi del 2009)
http://www.hrw.org/world-report-2010

wr2010 coverPur non condividendo le posizioni di HRW sul miglioramento avvenuto in Aghanistan grazie alla politica usa,  inoltriamo l’ultimo rapporto 2010 tradotto dal CISDA Milano – Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane

Il 2009 è stato un altro anno segnato dalla crescente violenza, dalla mancanza di sicurezza e dal continuo diffondersi del conflitto armato. Gli attacchi degli insorgenti sono aumentati, causando la morte di un alto numero di civili.

La seconda metà dell’anno è stata contrassegnata dalle elezioni presidenziali e provinciali, nell’agosto del 2009, con livelli elevati di violenza e intimidazioni, soprattutto da parte dei taleban e di altri gruppi di insorgenti. Le elezioni sono state viziate da brogli su larga scala e dalla scarsa partecipazione nelle aree in cui il conflitto è più aspro. È stato richiesto un ballottaggio tra il presidente Hamid Karzai e Abdullah Abdullah, il suo principale avversario, ma in seguito al rifiuto della commissione elettorale – nominata da Karzai – di accettare misure contro i brogli in fase di ballottaggio, Abdullah si è ritirato dalla competizione, lasciando via libera alla nomina di Karzai.

La vulnerabilità dei diritti minimi delle donne è stata dimostrata dal varo, da parte del Parlamento, della legge discriminatoria nei confronti delle donne sciite, legge che è divenuta esecutiva grazie alla firma di Karzai.

Il conflitto armato e gli abusi dei diritti umani che ne derivano

Le Nazioni Unite hanno dichiarato che nei primi 10 mesi del 2009 circa 2.021 civili sono stati uccisi dalla coalizione internazionale, dalle forze governative e dalle forze di insorgenti, con un aumento di 1.838 unità rispetto allo stesso periodo del 2008. Di questi, il 69 per cento è da attribuirsi alle forze “antigovernative” e il 23 per cento alle forze guidate dalla coalizione internazionale. Nel 2008 le forze guidate dalla coalizione internazionale sono state responsabili di più di un terzo delle vittime civili. Il cambio della linea di condotta da parte degli USA e della Nato sembra aver ottenuto il risultato di ridurre il numero di vittime civili del 30 per cento nei primi dieci mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008.

 

Le vittime civili causate dai taleban e da altre forze di insorgenti continuano ad aumentare. La maggior parte dei decessi sono stati provocati dall’esplosione di ordigni esplosivi rudimentali, a cui si aggiungono uccisioni mirate ed esecuzioni sommarie (inclusi tagli di teste) oltre agli alti livelli di paura diffusi nelle comunità. I taleban continuano a essere responsabili del reclutamento forzato e volontario di bambini che prendono parte nei combattimenti.

Non mancano le vittime civili causate dai bombardamenti statunitensi e della Nato, benché questi ultimi abbiano tardivamente preso misure per ridurre il numero di morti.

Un eccessivo uso della forza e una insensibilità culturale durante i “raid notturni” portati avanti  dalle forze militari internazionali nelle case degli afghani viene percepito con molta preoccupazione. Gli USA hanno continuato le loro pratiche di detenzione illegale nella base di Bagram, anche se alcuni cambiamenti di strategia potrebbero portare qualche piccolo miglioramento come, per esempio, regolari udienze per i detenuti.

Governo e impunità

L’assenza dei dovuti procedimenti rimane un fallimento fondamentale del sistema legale afghano; gli afghani continuano a subire detenzioni arbitrarie, viene spesso negata la possibilità di avere un avvocato e spesso viene negato il diritto di portare il proprio caso davanti a un giudice imparziale. I procedimenti legali sono spesso viziati dalla corruzione e dall’abuso di potere. Si registrano continui rapporti relativi a torture e abusi nei confronti dei detenuti reclusi nel Consiglio Nazionale di Sicurezza; i rappresentanti ufficiali delle organizzazioni per i diritti umani hanno ricevuto solo sporadicamente l’autorizzazione a visitare le carceri dove si ritiene che gli abusi siano perpetrati.

Sono pratica comune i rapimenti al fine di ottenere un riscatto, compresi quelli di lavoratori delle ONG, di uomini d’affari e dei loro figli. Le aree più colpite da questo fenomeno sono il sud, l’est e le regioni centrali del paese, dove i rapimenti contribuiscono significativamente ad alzare il senso d’insicurezza, limitando in particolare l’azione dei movimenti femminili e in favore dell’infanzia. I responsabili dei rapimenti sono bande di criminali e gruppi di insorgenti che usano questo sistema per riscuotere i riscatti e per richiedere il rilascio di prigionieri. La polizia sembra incapace o non intenzionata a indagare sui rapimenti o altri abusi per coprire interessi forti.

In molte aree del paese personaggi potenti ed ex signori della guerra continuano a esercitare un forte potere nei confronti delle comunità, usando intimidazioni e violenze per mantenere il controllo. Il governo afghano continua a perdere legittimazione popolare a causa di questi abusi, della diffusa corruzione, dell’aver fallito nel migliorare i livelli di vita, degli scarsi progressi nello stabilire la legalità anche nelle zone che controlla. Spesso gli afghani citano la corruzione della polizia come un problema, la cui riforma, finanziata dalla comunità internazionale, ha dimostrato di avere un impatto limitato. Nel periodo post elettorale sono state annunciate nuove misure per colpire la corruzione, con il governo messo sotto forte pressione da parte dei partner internazionali.

Coloro che hanno violato i diritti umani continuano a godere di una quasi totale impunità. Il presidente Karzai ha cercato di garantirsi la rielezione attraverso una serie di trattative con ex signori della guerra di tutte le etnie. La scelta di Mohammad Qasim Fahim quale vice presidente di Karzai è emblematica di questa politica; Fahim è stato per lungo tempo implicato in possibili abusi di diritti umani sin dal 1990 e molti afghani sono convinti che abbia collegamenti con bande criminali.

Il governo ha fatto poco per implementare l’Action Plan for Peace, Reconciliation and Justice (Piano d’azione per la pace, la riconciliazione e la giustizia), lanciato nel 2005 per avviare un processo di giustizia transizionale in Afghanistan. Le organizzazioni per i diritti umani hanno continuato a documentare i crimini di guerra, con un crescente numero di gruppi della società civile che lavorano con le vittime dei crimini.

I diritti delle donne e delle giovani

La vulnerabilità delle donne e delle giovani si è palesata nel febbraio-marzo 2009, quando il parlamento ha passato, e il presidente ha poi firmato, la legge per sancire lo stato delle donne sciite, che contiene diversi articoli offensivi e pericolosi per le donne. In seguito alle proteste a livello nazionale e internazionale e a un’eccezionale campagna condotta dalle attiviste afghane per i diritti umani la legge ha avuto degli emendamenti, ma molti articoli non hanno avuto variazioni e sono in contrasto con la costituzione afghana e con gli standard internazionali per i diritti umani. Un provvedimento assicura il diritto di affidamento dei bambini solo ai padri e ai nonni. Un altro proibisce alle mogli di uscire di casa senza il permesso dei mariti a meno se non per “ragionevoli ragioni legali” non meglio specificate.

Un più positivo sviluppo legislativo, dovuto ai movimenti femminili afghani che si battono per i diritti umani, è stata la legge per l’eliminazione della violenza nei confronti delle donne. Sebbene la legge abbia molte pecche, sancisce, per la prima volta in Afghanistan, il crimine per violenza sessuale. La violenza contro le donne e le giovani rimane però endemica, e le misure preventive o per fare giustizia nei confronti delle vittime sono impedite da barriere culturali, pregiudizi e misoginia tra il personale addetto alla sicurezza e i giudici.

Molte delle donne che si sono opposte alla legge sciita hanno ricevuto minacce e pressioni.

Attacchi all’istruzione

I talebani e altri gruppi di insorgenti, per terrorizzare la popolazione, hanno continuato a prendere di mira le scuole, in particolare scuole femminili. Secondo il ministero della Pubblica istruzione, nei primi cinque mesi dell’anno 1387 (aprile-agosto 2009) sono state attaccate 102 scuole con uso di esplosivi o materiale incendiario e 105 studenti e insegnanti sono stati uccisi dagli attacchi degli insorgenti. Nelle regioni centrali tre scuole femminili sono state attaccate con sostanze chimiche (si ritiene si tratti di pesticidi o insetticidi) nell’aprile e maggio 2009; il ministero della Pubblica istruzione afghano parla di 196 ragazze ferite.

Difensori dei diritti umani e giornalisti

La libertà di espressione per coloro che criticano i pubblici ufficiali governativi rimane limitata. Per mettere sotto silenzio i politici di opposizione, i giornalisti critici e gli attivisti della società civile vengono utilizzate regolarmente minacce, violenza e intimidazioni. Le donne di tutto il paese, nell’aprile del 2009, hanno pianto l’assassinio di Sitara Achakzai, un’attivista per i diritti umani e consigliera del comune di Kandahar che aveva il coraggio di parlare chiaro. Nessuno è stato incriminato per il suo assassinio. L’assassinio di un personaggio in vista come Sitara Achakzai ha creato una paura diffusa tra le donne e i difensori dei diritti umani nelle regioni del sud.

A settembre, lo studente ventitreenne Sayed Parviz Kambakhsh è stato rilasciato prima della scadenza della sua condanna, dopo aver passato 20 mesi in prigione per blasfemia (è stato accusato di scaricare, editare e diffondere tra gli amici un articolo), dopo un processo di primo grado e uno di appello che non rispettavano né le leggi afghane né gli standard internazionali. Inizialmente condannato a morte, la sua pena era poi stata commutata a 20 anni.

La Commissione indipendente afghana per i diritti umani ha continuato la sua attività di organizzazione in favore dei diritti umani. Nel 2009 ha ricevuto dal governo crescenti pressioni perché riducesse il suo lavoro, compresa la minaccia, da parte dell’ufficio della Procura generale, di un’azione legale nei confronti di un suo commissario.

Il fiorire di un settore di media indipendenti è stato visto inizialmente come uno dei pochi successi del governo post-talebano. Ma il governo, sempre più autoritario, ha represso il giornalismo critico, portando a una diffusa auto-censura. Nei giorni precedenti alle elezioni del 2009, il governo ha cercato di censurare i media bandendo gli articoli che riportavano notizie sulle violenze pre-elettorali. Dozzine di giornalisti sono stati picchiati o imprigionati dalla polizia e alcuni sono stati incarcerati senza motivo per giorni, settimane, mesi.

I gruppi di insorgenti hanno usato assassini, incendi, rapimenti e intimidazioni per cercare di fermare chi scriveva articoli che non simpatizzavano con loro. Nel settembre 2009, a Kunduz, i talebani hanno rapito un giornalista afghano e uno britannico; nel corso dell’operazione per liberarli il giornalista afghano, Sultan Munadi, è stato ucciso.

I principali protagonisti internazionali

Gli Usa continuano a essere i principali donatori e attori esterni. Hanno mantenuto un’enorme influenza sul governo Karzai attraverso il loro sostegno finanziario e militare, compreso lo schieramento di circa 68.000 truppe, con altri soldati attesi nel 2010. Gli Usa hanno annunciato un aumento della presenza civile internazionale per implementare la loro strategia in Afghanistan. Il presidente Obama ha ripetutamente posto l’accento sull’importanza di un Afghanistan stabile per la sicurezza degli Usa, ma ha raramente parlato dell’importanza della salvaguardia dei diritti umani per gli afghani.

I soldati statunitensi hanno continuato a operare in Afghanistan al di fuori dell’adeguata copertura legale, quale un accordo sulle sullo status delle forze armate (SOFA) e hanno continuato a detenere centinaia di afghani senza che questi avessero la possibilità di avere un processo adeguato. Un piano per la riforma delle pratiche detentive Usa in Afghanistan era auspicato, ma non aveva gli standard internazionali adeguati.

Stando a diverse stime, l’Afghanistan ha continuato ha ricevere, in media, una cifra pro capite molto più bassa rispetto a quelle di altri paesi nel periodo post-conflitto (si parla, negli ultimi sei anni, di meno di 80$ all’anno a persona per la ricostruzione contro i 250$ per la Bosnia e per Timor Est).

La credibilità delle Nazioni Unite in Afghanistan si è offuscata dopo le elezioni a causa del disaccordo, reso pubblico, tra Peter Galbraith, il capo della missione, e il rappresentante speciale per l’Afghanistan Kai Eide, riguardo a come rispondere alle accuse di brogli. In generale, la missione delle Nazioni Unite ha uno staff troppo limitato, con personale addetto agli uffici per i diritti umani e per la giustizia molto sottodimensionato. Il 28 ottobre 2009, la guesthouse nella quale alloggiavano molti rappresentanti delle Nazioni Unite che lavoravano al processo elettorale è stata presa d’assalto; cinque di loro e tre afghani sono rimasti uccisi. In seguito a questo evento 600 persone dello staff internazionale sono state dislocate altrove o evacuate dall’Afghanistan.

 

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