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Iniziata l’offensiva di Kandahar

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Peacereporter

In Afghanistan, dopo mesi di rinvii, le truppe americane hanno lanciato nel fine settimana l’operazione ‘Dragon Strike’. Dopo la tregua elettorale la Nato è passata all’offensiva in tutto il paese, con raid aerei anche oltre il confine pachistano
Terminata la tregua elettorale, le forze d’occupazione della Nato sono passate all’attacco in tutto il territorio afgano. In particolare a Kandahar, dove è scattata la grande offensiva militare annunciata e rimandata per mesi, e nelle province orientali, da Laghman a Khost, dove l’aviazione alleata ha condotto negli ultimi giorni pesanti bombardamenti, provocando vittime civili e sconfinando anche in territorio pachistano.

Nel fine settimana, dopo mesi di attesa e preparativi, le truppe corazzate americane hanno lanciato l’operazione Dragon Strike (video), volta a strappare ai talebani il controllo dei distretti rurali di Arghandab, Zhari e Panjwai che circondano la città di Kandahar.
I carri armati Abrams, coperti dagli elicotteri Apache, hanno aperto la strada alla fanteria, che sta avanzando lentamente tra i campi di marijuana (nella foto), riparandosi dietro i muretti di argilla e nei fossi.
La resistenza talebana è sostenuta, i combattimenti violenti. Diversi soldati americani sono già stati uccisi, alcuni colpiti dal fuoco nemico, altri saltati in aria sulle trappole esplosive che i guerriglieri hanno avuto tutto il tempo per preparare.

 

La Nato è passata all’offensiva anche nelle province orientali del paese.
Sulle montagne di Laghman, a est di Kabul, truppe Usa e afgane hanno lanciato un’operazione contro le roccaforti talebane del distretto di Alishang. Sabato è intervenuta l’aviazione, che ha bombardato un villaggio uccidendo una trentina di persone: tutti guerriglieri talebani secondo i comandi Isaf; anche donne e bambini secondo la gente del posto, che ha poi inscenato una manifestazione di protesta dispersa a fucilate dalla polizia afgana.

Più a sud, nella provincia di Khost, la guerra della Nato si sta gradualmente estendo oltre il confine pachistano, finora varcato solo dai droni telecomandati della Cia (venti incursioni dall’inizio del mese, con almeno 120 morti) e da commando di forze speciali Usa sotto copertura.
Nel weekend, elicotteri da guerra americani Apache e Kiowa, con le insegne della missione Isaf sulle fusoliere, sono penetrati ben tre volte nello spazio aereo pachistano per bombardare le basi talebane nella zona di Datta Khel, in Nord Waziristan: almeno una cinquantina i talebani uccisi secondo i comandi americani.

Mentre al fronte la guerra della Nato si fa sempre più dura, i governi alleati fanno sempre più fatica a mantenere il consenso popolare per una campagna militare dai costi umani ed economici sempre più elevati, e dai risvolti sempre più inquietanti e imbarazzanti. Negli Stati Uniti continua a suscitare sdegno la macabra vicenda dei soldati americani che si divertivano a uccidere civili afgani come passatempo, conservando come trofeo le loro ossa (lunedì è iniziato il processo a loro carico); l’Australia è sotto shock per la condotta delle proprie forze speciali, accusate di aver ucciso dei bambini nel corso di un’operazione.

Dopo nove anni di guerra presentata come un’umanitaria missione di pace, il vero volto dell’occupazione militare dell’Afghanistan sta lentamente emergendo dietro la maschera della propaganda. Non solo per quanto riguarda gli orrori e le brutalità che caratterizzano questo come ogni altro conflitto armato.
Anche i giochi sporchi e i segreti di questa guerra stanno venendo a galla. L’ultimo caso – dopo il ciclone Wikileaks – riguarda il libro ‘Operazione Cuore Nero’, scritto dal tenete colonnello Anthony Shaffer, ex operativo Cia in Afghanistan: appena uscito in libreria, il Pentagono ha acquistato e distrutto tutte le copie per ”tutelare la sicurezza nazionale”.

Enrico Piovesana

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