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Almeno altri quattro anni di guerra

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Peacereporter – 17 Novembre 2010

Al vertice Nato di Lisbona che si apre venerdì, Obama presenterà il suo piano per l’Afghanistan: altri 48 mesi di guerra sempre più dura, dopo i quali le truppe occidentali rimarranno, senza limiti, a sostegno dell’esercito afgano
La guerra d’occupazione degli Stati Uniti e della Nato in Afghanistan durerà almeno altri quattro anni, ma la presenza militare occidentale nel paese proseguirà, senza limiti, ben oltre il 2015.

Questo è il piano che il premio Nobel per la pace, Barak Obama, presenterà venerdì al vertice dell’Alleanza atlantica di Lisbona: altri 48 mesi di guerra ‘dura’ alla Petraus (con un’escalation dei bombardamenti aerei e un sempre più massiccio ricorso ai raid notturni delle forze speciali), al termine dei quali dovrebbe avvenire il ritiro del grosso delle ‘truppe combattenti’ (da completare, talebani permettendo, entro la fine del 2014), lasciando comunque sul campo decine di migliaia di truppe Nato con il compito di assistere l’esercito afgano nella prosecuzione della guerra (il che presuppone molti altri anni di operazioni militari a sostegno delle truppe afgane).

 

Mark Sedwill, il rappresentante civile della Nato in Afghanistan, parlando oggi a Kabul ha già messo le mani avanti sulla scadenza dei qattro anni per il ritiro delle truppe combattenti. “Il termine della fine del 2014 non va considerato come una deadline, ma come un obiettivo: nelle aree del paese con maggiori problemi di sicurezza, il passaggio di consegne alle truppe afgane potrebbe protrarsi anche nel corso del 2015 e oltre”.

Dopo aver subìto nove anni di occupazione e di guerra, al popolo afgano vengono garantiti altri anni di passione, quattro, cinque o forse più. E saranno gli anni peggiori.
Da quando, lo scorso 5 luglio, il generale David Petraues ha preso il comando delle operazioni di guerra alleate in Afghanistan, i bombardamenti aerei alleati sono diventati sempre più frequenti: 400 nel mese di luglio, 500 in agosto, addirittura 700 in settembre. In ottobre è giunta al largo delle coste pachistane una seconda portaerei americana (la USS Lincoln) e presto dovrebbe arrivarne anche una francese (la De Gaulle): tutto questo in preparazione di un’ulteriore escalation della campagna aerea in Afghanistan.

A preoccupare gli afgani, forse anche più dell’aumento dei bombardamenti aerei, è il crescente ricorso alla tattica dei ‘night raid’: i famigerati blitz notturni compiuti dalle forze speciali (americane e non solo) nelle abitazioni civili ‘sospette’. Azioni brutali che terrorizzano la popolazione e che spesso si concludono con l’uccisione a sangue freddo di donne, uomini e bambini innocenti, accompagnate da violenze gratuite e umiliazioni, furti e danneggiamenti. Una pratica sempre più diffusa da quando c’è Petraeus al comando, e di cui il presidente afgano Hamid Kazrai ha chiesto con forza la cessazione: una richiesta seccamente bocciata sia dal generalissimo Usa, che ha espresso “stupore e disappunto” per le “pericolose” parole di Karzai, sia dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che ha difeso i raid notturni come “componente chiave” della strategia militare americana.

Pianificare altri quattro anni di guerra significa mettere in conto altre decine di migliaia di civili afgani uccisi, altre centinaia di migliaia di innocenti feriti, mutilati e sfollati, e almeno altri 2.500 giovani militari occidentali caduti (stando alla media dell’ultimo anno di guerra). Per non parlare delle decine di miliardi di euro che verranno gettati al vento in un momento di grave crisi economica: solo l’Italia spenderà almeno altri 3 miliardi di euro se deciderà di rimanere in Afghanistan fino al 2014.

Enrico Piovesana

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