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Afghanistan, affluenza gonfiata

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Peacereporter  – 20/09/2010

Solo il 24 per cento degli elettori, non il 40, si sarebbe recato alle urne sabato. Ma solo sulla carta.
Secondo la propaganda ufficiale della Nato e del governo Karzai, diligentemente ripresa dai mass media occidentali, le elezioni parlamentari afgane di sabato sono state “un successo” testimoniato dal fatto che “il 40 per cento degli afgani sono andati a votare”, ovvero “il 10 per cento in più” rispetto alle presidenziali del 2009.

I voti espressi, sulla carta, sarebbero stati quattro milioni: un milione in meno rispetto all’anno scorso, quando l’affluenza sfiorò appena il 30 per cento. Com’è possibile? Semplice: la Commissione elettorale afgana ‘indipendente’ – solo di nome – ha stabilito il numero degli aventi diritto al voto a circa 11 milioni e mezzo, mentre nel 2009 erano 17 milioni.

Oltre cinque milioni di potenziali elettori afgani cancellati con un colpo di bacchetta magica per coprire il prevedibile crollo dell’affluenza, che infatti, sempre sulla carta, è scesa addirittura al 24 per cento (come riporta, correttamente, l’agenzia di stampa Associated Press).

Anche questo pessimo risultato, però, è in realtà enormemente gonfiato.
Stando alle testimonianze dei giornalisti e degli osservatori elettorali, in moltissimi seggi sono andate a votare poche decine di persone, ma le urne si sono miracolosamente riempite di centinaia e centinaia di voti.

 

A Desht-e-Top, in provincia di Wardak, non lontano dalla capitale, il seggio ha chiuso dopo sole quattro ore, dopo che si erano fatti vivi solo una ventina di votanti. Alcuni uomini, pagati da un candidato locale, Hajji Wahedullah Kalimzai, hanno poi riempito le urne con centinaia di voti a suo favore, impedendo l’accesso agli osservatori.

Nei distretti di Chak e Saydabad, sempre nella stessa regione, le urne si sono riempite di voti ancora prima dell’apertura dei seggi: gli agenti della la polizia locale, che la notte prima delle elezioni erano di guardia ai seggi, hanno avuto tutto il tempo per riempire le scatole di schede votate a favore di Hajji Akhtaro, il ras della zona.

Nel villaggio di Nasajee, vicino a Kandahar, le donne non escono mai di casa, ma sabato avrebbero votato addirittura 900 elettrici: tutte per lo stesso candidato, Amir Lalai, uomo di Wali Karzai, il fratello del presidente che domina la regione. Nessuno le ha viste recarsi al seggio, allestito abusivamente in una casa privata.

Questi casi, tra i tanti raccolti dai settemila osservatori elettorali afgani della Free and Fair Election Foundation of Afghanistan (Fefa), rappresentano più la regola che l’eccezione. Dietro i quattro milioni di voti espressi sulla carta, non ci sono quattro milioni di afgani, ma solo una farsa che qualcuno si ostina a chiamare “democrazia”.

Enrico Piovesana

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